I GHIRI, dormienti sette volte
I ghiri nella lingua tedesca vengono chiamati con un nome molto appropriato: Siebenschläfer che significa dormienti sette volte. Proprio così, queste buffe bestioline grigie quando si fa più freddo cercano un posto resistente al gelo per dormire durante sette/nove mesi (da settembre fino a maggio). Il luogo può essere la cavità di una pianta, una grotta, la cassetta di un nido d’uccelli o una buca scavata nel terreno da loro stessi fino alla profondità di 60 cm. Per il loro letargo i ghiri scelgono spesso anche case, fienili e altre costruzioni dell’uomo, sono prediletti principalmente i padiglioni di giardino che nei mesi invernali vengono usati di meno. Il posto per dormire viene reso confortevole e morbidamente imbottito con muschi, foglie… poi si accucciano in posizione arrotondata e si coprono con la loro coda cespugliosa. Spesso dormono in comune in piccoli gruppi.
 
COSA SUCCEDE QUANDO VANNO IN LETARGO?
È sorprendente come possano abbassare le loro funzioni corporali ad un minimo assoluto e malgrado ciò continuano a vivere. La temperatura corporea cala a 5 °C e la respirazione è fortemente rallentata, il cuore batte solo 5 volte al minuto invece di 300. Brevi fasi di risveglio impediscono che le cellule muoiano. Con questi provvedimenti il ghiro si setta sulla modalità “risparmio energetico” e attinge dalle riserve di grasso rosicchiate in autunno, un ghiro in estate pesa 70–180 grammi, ma prima del letargo egli può rosicchiare per arrivare a un peso fino a 400 grammi!
 
DOVE E COME VIVONO I GHIRI?
I ghiri vivono principalmente nei vecchi boschi di latifoglie con molto sottobosco; per il loro nutrimento hanno bisogno di piante grandi portatrici di semi come faggi, querce o castani pregiati, tuttavia si possono incontrare anche nei boschi di conifere, in frutteti, parcheggi o giardini nei paraggi dove possano reperire frutta, noci, nocciole, gemme, cortecce, insetti, funghi o anche uova d’uccelli e i loro pulcini. I ghiri sono attivi di notte e onnivori.
Il periodo di riproduzione inizia circa un mese dopo il letargo. Le femmine partoriscono 5 fino 7 piccoli (in casi eccezionali 11) dopo una gestazione di quasi un mese. Il maschio non si occupa della prole, che viene allevata solo dalla femmina. I cuccioli alla nascita pesano circa 2 grammi e sono ciechi, ma crescono molto in fretta, aprono gli occhi dopo circa tre settimane e a quattro/cinque settimane già si arrampicano. All’età di sei/sette settimane i giovani diventano indipendenti.

PROBLEMI CON I GHIRI
I ghiri possono diventare coinquilini indesiderabili quando con il loro rosicchiare causano danni materiali a pareti, coibentazioni, isolanti o insudiciano le abitazioni con urina e sterco. A volte gli esemplari giovani possono scatenarsi ed essere così rumorosi che un tranquillo sonno diventa difficile. Chi ha dei ghiri in casa e non vuole sopportare i bizzarri folletti può tentare di cacciarli via.
Attenzione! In Italia sono animali protetti e bisogna intervenite secondo dei specifici protocolli. L’impiego di esche avvelenate è proibito.
Nelle aree dove è presente il ghiro si devono chiudere ermeticamente tutti gli accessi (finestre della cantina, del tetto, nascondigli sul tetto, ecc.), prima di farlo bisogna assicurarsi che in casa non si trovi nessun animale.
I ghiri sono abbastanza sensibili agli odori, tant’è che circolano alcuni consigli e piccoli rimedi popolari che sono descritti come efficaci: pepe, aceto, bastoncini d’incenso, oli eterici, forti odoranti (eucalipto) e così via. Quale vero «toccasana» viene considerato l’incenso: quando il pavimento del locale dove i ghiri si trattengono viene affumicato con incenso, i folletti dovrebbero svignarsela. È importante che si affumichi abbastanza a lungo (parecchi giorni o notti di seguito) e ripetendo l’operazione annualmente, altrimenti i ghiri ritornano sicuramente. Inefficaci si sono rivelati per contro apparecchi che emanano ultrasuoni, musica o rumore. 
Quando si interviene con un sistema di cattura e liberazione si adoperano solamente trappole per la cattura di animali vivi.  La cattura è possibile solo da parte di personale regolarmente autorizzato alla gestione delle specie selvatiche dalle autorità competenti. Gli animali catturati devono essere messi di nuovo in libertà, poiché i ghiri hanno la capacità di ritrovare la strada di casa il luogo della liberazione deve essere distante al minimo 10 km dalla zona di cattura, tanto meglio se in mezzo ci sta un fiume o una montagna. È importante che i ghiri non vengano portati in territori dove non esistono simili animali.

NORMATIVA ESISTENTE
  • Specie tutelata dalla L. 11/02/1992, n.157 in quanto considerata non cacciabile.
  • Specie protetta dalla Convenzione di Berna (L.5/8/1981, n.503, in vigore per l'Italia dall'1/6/1982).
I GHIRI IN 5 PUNTI
I ghiri dal lato zoologico sono roditori della famiglia dei cosiddetti gliridi I parenti prossimi sono il topo quercino e il topo delle nocciole: il primo è un po’ più piccolo e ha la schiena bruna, una maschera facciale distintamente oscura e una coda meno cespugliosa. Nettamente ancora più piccolo è il topo delle nocciole.
  1. Come si presenta - Lungo circa 30 centimetri di cui circa 13 di coda, pesa in media 100 grammi. Ha una pelliccia di colore grigio castano sul dorso, mentre il ventre è bianco; il muso è caratterizzato da due grandi occhi e orecchie, di forma rotondeggiante, piuttosto piccole. In autunno l'animale aumenta notevolmente di peso, accumulando così una notevole quantità di grasso che gli sarà essenziale per sopravvivere durante il lungo letargo invernale.
  2. Riproduzione - Il periodo riproduttivo si situa in primavera, al risveglio dal letargo. Le femmine partoriscono una sola volta all'anno, da 2 a 8 piccoli, dopo una gestazione di circa un mese. Può accadere che più femmine utilizzino contemporaneamente una cavità di un albero o lo stesso riparo per partorire ed allevare la prole; questo fatto accade generalmente quando in una zona si verifica una riduzione di rifugi naturali. In caso di pericolo o di disturbo la femmina abbandona la tana e trasporta i propri piccoli in un luogo più sicuro.
  3. Cosa mangiano - La dieta del ghiro, basata essenzialmente sui vegetali, varia durante l'arco dell'anno ed è costituita principalmente da castagne, ghiande, nocciole, bacche, frutti di bosco; in autunno vengono consumati anche i funghi. Per procurarsi il cibo i ghiri si portano spesso nelle zone coltivate dove, se l'invasione è compiuta da parecchi individui, possono arrecare danni gravi. Una minima parte dell'alimentazione del ghiro può comprendere anche animali, in particolare alcuni invertebrati (insetti e molluschi).
  4. Danni che provocano - I danni da scortecciamento provocati dal roditore sono particolarmente frequenti nelle aree sopra l'inserzione dei rami, ma a volte la scortecciatura può avvenire anche sotto i rami laterali, compromettendo la salute di aree boschive estese. I ghiri sono anche predoni abbastanza temibili; ghiotti delle uova e bramosi delle carni dei nidiacei, distruggono le covate e a volte assalgono persino gli alati genitori accorsi in difesa della prole.
  5. Distribuzione e habitat - Il Ghiro è una specie euroasiatica presente in un vasto areale che va dal nord della Spagna fino all'Ucraina e all'Iran settentrionale; è presente anche in molte isole del Mediterraneo. In Italia è molto comune, segnalato sulle Alpi fino ai 1500 metri di quota, è presente anche nelle isole maggiori: isola d'Elba, isola di Salina, sull'Etna in Sicilia e in Sardegna con una sottospecie locale che si credeva scomparsa. Tre sono le sottospecie presenti in Italia: Glis glis glis - Linnaeus, 1766 (in una piccola area dell'Italia nord-orientale); Glis glis italicus - Barrett-Hamilton, 1898 e Glis glis melonii - Thomas, 1907 (Sardegna).
CURIOSITÀ SUL GHIRO
  • Dal 2006 questo animale è stato riconosciuto in Italia come specie protetta, per secoli il ghiro è stato cacciato, in quanto pare che la sua carne sia molto rinomata per essere tenera. Gli antichi Romani lo consumavano frequentemente.
  • I ghiri sono tra le più antiche specie di roditori del pianeta: sono stati rinvenuti fossili di ghiri risalenti al primo Eocene, un periodo di 33-56 milioni di anni fa, i ghiri vivevano già in un periodo dove esistevano i progenitori dei cavalli e alcuni primati.
  • Questo piccolo roditore è abbastanza rumoroso: emette continuamente squittii, sia mentre svolge le sue attività che quando dorme.
  • Quando si trova in pericolo è in grado di perdere parte della coda per non farsi afferrare dai predatori e assume una posizione caratteristica: eretto, inizia a battere le zampe come se stesse applaudendo e produce una specie di ronzio.
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