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CHE INFESTANTE È? Il Flebotomo
I flebotomi, noti anche come pappataci, sono piccoli insetti ematofagi appartenenti alla famiglia Psychodidae. Sono ditteri nematoceri, cioè parenti stretti di simulidi e zanzare con i quali hanno in comune il fatto di avere un solo paio di ali. In particolare, il volo dei flebotomi è estremamente silenzioso, da qui il nomignolo “pappataci” mangiatori silenziosi… Vengono chiamati anche “flebotomi” perché dispongono di un apparato boccale con proboscide corta rivolta verso il basso con cui pungono e succhiano. Le femmine sono ematofaghe, per portare a maturazione le uova sfruttano il sangue animale e umano. I maschi sono glicifagi, ovvero si cibano di sostanze zuccherine.

Come sono fatti?

Il colore di questi insetti passa dal giallo paglierino al grigio. Il loro corpo (lungo fino a 3-4 mm) è interamente rivestito di peluria grigio-brunastra. L’addome e il torace sono uniti (a formare un angolo retto), hanno lunghe antenne, occhi molto grandi ai lati della testa e ali di forma ovale sproporzionate al corpo.

Etologia e habitat dei flebotomi

Questi insetti prediligono il clima caldo e umido dove siano abbondanti i detriti organici.
Non amano la luce, al crepuscolo le femmine escono dai nascondigli per cercare cibo. Di giorno si nascondono in ambienti freschi e umidi o luoghi dove si accumula fogliame in marcescenza.

Immagine Febotomo
Flebotomi, puntura e malattie

Non ci si rende conto subito di essere stati punti dai flebotomi, ma solo quando le punture iniziano a provocare dolore, intenso prurito, ponfi arrossati su gambe e caviglie ma anche su mani, collo, braccia o schiena che sono entrati in contatto con prati o altre zone infestate da questi insetti.
Attraverso le loro punture i flebotomi possono trasmettere agenti patogeni responsabili di alcune malattie infettive, tra cui la meningite e la meningoencefalite da virus Toscana e la Leishmaniosi.

Il virus Toscana (TOSV, Toscana phlebovirus) è stato isolato per la prima volta in Toscana dalla virologa Paola Verani nel 1971 a Monte Argentario (GR). Appartenente alla famiglia Bunyaviridae e causa nell'uomo una malattia non grave chiamata febbre da flebotomi o febbre da pappataci o dengue mediterranea oppure dengue adriatica, i sintomi sono: cefalea, brividi, dolore retrorbitale, mialgie, astenia e dolori all'addome.

La Leishmaniosi è una malattia infettiva di origine parassitaria causata da protozoi del genere Leishmania, che colpisce prioritariamente i cani, che nel nostro territorio rappresentano il “serbatoio” principale del parassita, ma anche gatti e roditori selvatici oltre che l’uomo. In particolar modo risultano essere più esposti gli anziani, i bambini e gli immunodepressi per i quali può rivelarsi molto pericolosa.
La malattia nell’uomo causa ulcere sulla pelle e gonfiore di alcuni linfonodi. I sintomi possono durare per mesi per, poi, sparire spontaneamente lasciando cicatrici sulla pelle.
In Italia, la leishmaniosi è ormai endemica in tutto il Paese, con una diffusione crescente, tant’è che è riemergente e in espansione sia in senso territoriale, verso nord, sia con l’aumento di prevalenza nelle aree storicamente endemiche. Nuovi focolai sono stati registrati nelle regioni settentrionali, come Lombardia e Piemonte.

Non esiste alcun obbligo di legge per la Leishmaniosi canina, a parte l’applicazione dell’art. 5 del Regolamento di polizia veterinaria (d.p.r. n. 320, 08/02/1954). 
La Leishmaniosi cutanea e la leishmaniosi viscerale umane sono malattie a notifica obbligatoria (classe II, d.m. 15/12/1990).
 
 
Prevenzione in 4 mosse

  • Proteggere gli animali domestici: utilizzare sempre Farmaci Medico Veterinari specificatamente indicati per i flebotomi secondo il consiglio del proprio veterinario per ottenere un effetto di repellenza. Di recente è stata inoltre resa disponibile la possibilità di vaccinazione per proteggere i cani sieronegativi, anche se l’efficacia della copertura non è totale;
  • Gestire le aree esterne: ridurre il fogliame ed evitare l’accumulo di materiali da giardinaggio per diminuire agli insetti la possibilità di trovare un microclima fresco e umido;
  • Mettere in atto manutenzioni degli edifici: installare zanzariere provviste di maglia fitta; mantenere pulite le grondaie, le cucce e le lettiere degli animali domestici; stuccare le fessure nei muri;
  • Indossare abiti lunghi fino alle caviglie e di colore chiaro per prevenire le punture di pappataci quando si visitano ambienti dove si possono incontrare questi insetti.
Sembra un Flebotomo, ma non lo è…

Spesso con il termine pappatacio viene erroneamente indicata la Clogmia, che appartiene alla stessa famiglia.
L'adulto è lungo pochi millimetri (3-5 mm) e, pur essendo un dittero, ha un aspetto simile a quello di una piccola falena; sia il corpo che le ali sono ricoperti da una fitta peluria di colore grigio-bruno. Passa la maggior parte della propria vita adagiato sulle pareti di ambienti umidi, si sposta di rado con volo debole e mai per tratti lunghi. Le larve vivono in ambienti acquatici, nutrendosi di sostanze organiche; infestano spesso gli scarichi dei bagni. Totalmente innocuo, nonostante in letteratura siano riportati eccezionali e rarissimi casi di miasi causate dalle larve di questo insetto, a livello nasale, intestinale e urinario.

Immagine Clogmia